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Olio d'Oliva Siciliano
La Sicilia è forse la regione con il maggior numero di varietà di olivo di tutto il bacino del Mediterraneo.
Alcuni studi condotti sull’olivicoltura della regione negli anni ’50-’60 descrivevano oltre sessanta diverse varietà e una miriade di sinonimie e omonimie; infatti, la diffusa usanza di denominare una pianta per il suo comportamento vegetativo o produttivo, per la morfologia della foglia o del frutto ha creato non poca confusione. La stessa pianta può essere chiamata con nomi diversi; mentre, denominazioni differenti possono riferirsi la stessa varietà.
Studi condotti più recentemente dal Dipartimento di Colture Arboree dell’Università di Palermo, dai Servizi allo Sviluppo dell’Assessorato regionale agricoltura e dall’Ente di Sviluppo Agricolo, compiuti con rilevamenti bio-morfologici e genetici, hanno portato alla discriminazione di 28 cultivar certe.
Tra queste cultivar, alcune hanno ampia diffusione nel territorio regionale, altre hanno una presenza circoscritta a particolari aree geografiche, talora molto ristrette.
Alcune varietà d’elevata rilevanza s’identificano a volte con il territorio, come succede ad esempio per la Tonda iblea, diffusa a carattere endemico sull’altopiano ibleo. Altre, invece, si riscontrano con carattere più diffuso in ampie zone climatiche o fasce altimetriche.
La Nocellara del Belice
La Cerasuola
La Biancolilla
L’Ogliarola Messinese
La Moresca
La Nocellara Etnea
La Tonda Iblea
La Santagatese
La varietà autoctone “minori”
Si tratta di un gran numero di varietà coltivate in forma sporadica e ritenute di scarso interesse produttivo. Spesso possiedono peculiari caratteristiche agronomiche, finora poco studiate e interessanti in particolare per le caratteristiche dei loro oli. Tra queste citiamo: l’Aitana, la Brandofino, la Calatina, la Castricianella, la Crastu, la Erbano, la Giarraffa, la Lumiaro, la Minuta, la Nasitana, la Nerba, la Nocellara messinese, la Piricuddara, la Verdella, la Verdese, la Zaituna.
La funzione di queste varietà negli oliveti siciliani non è sempre chiara. Si ipotizza che avessero il ruolo di impollinatici, considerata la diffusa autoincompatibilità specifica e varietale. Tra le altre ipotesi si pensa che servissero per ottenere dalle miscele naturali di oli dal punto di vista organolettico più armonici. Oggi, da studi sulle caratteristiche fisico-chimiche, abbiamo appreso che possono essere usati anche per innalzare il livello di sostanze antiossidanti in miscela con gli oli ottenuti dalle varietà principali.
Alcune di queste varietà presentano sensazioni organolettiche insolite. Si può andare dall’essenza d’erbe aromatiche come timo, origano e finocchio selvatico della cultivar Crastu, all’odore di menta selvatica della Minuta, a quello di borragine della Piricuddara, solo per citarne alcune.
Le DOP Siciliane
La Sicilia oleicola è caratterizzata da una notevole variabilità che si distingue per i fattori naturali e umani. Tutta l’Isola è interessata dalla coltivazione dell’olivo, ma alcune zone si distinguono per la rilevanza della coltura e per le peculiari caratteristiche dell’olio.
Le DOP siciliane, al pari di molte altre, non nascono solo per tutelare un marchio affermato sul mercato da un suo uso non autorizzato, ma più spesso dall’esigenza di valorizzare una produzione di elevata qualità e di caratteristiche uniche che stenterebbe ad affermarsi sul mercato senza tale riconoscimento.
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